mercoledì 9 maggio 2018

Emma Piazza – L’isola che brucia – Il mistero che tiene.

LoreGasp


Per restare in mezzo alla svolta thriller, noir, gotica con un pizzico di horror, ecco spuntare un romanzo di nuova uscita.

Un libro che si apre a Lisbona e che ci porta prestissimo in Corsica, l’isola del titolo, che brucia di passioni e fuochi millenari, facilissimi a scatenarsi, per i motivi più futili. Le vicende sono raccontate da Teresa, professionista freelance di origine corsa che, a causa di un turbinio di vita (una gravidanza accolta con estrema difficoltà) si rifugia a Lisbona mentre fa finta di sopravvivere. La sua storia d’amore sembra finita bruscamente, senza appello, lasciandola sola ad affrontare un bambino, o una bambina, che sta crescendo dentro di lei senza che lei abbia veramente desiderio di questa vita.  
Non sarebbe ritornata di sua volontà in quell’isola bizzarra, se non fosse stata chiamata dalla nonna, la “terribile” Mamie.  Vuole correggere il testamento e lasciarle la bella villa in cui ora vive e che è ancora piena di tantissimi ricordi di vita passata. Alcuni anche belli… ma tanti spigolosi, difficili. La sera in cui arriva in quella casa, Teresa se li ritrova davanti tutti. Mamie, la nonna, e l’elusiva zia Louise, sorella di suo padre. Ritrova l’atmosfera di sospetto, delle cose taciute, dell’orgoglio silenzioso, del segreto che aleggia intorno, ma che non si fa mai afferrare.

Non c’è suo padre. No, le due donne vogliono tenerlo lontano, è un uomo cattivo, pericoloso, potrebbe arrivare a uccidere senza difficoltà. E forse l’ha già fatto, e nemmeno i vincoli di parentela potrebbero fermarlo. Teresa è stanca. Torna in quell’isola malvolentieri e già dalla prima sera si vede affibbiare pesi non suoi. Va a dormire esausta. Si occuperà del testamento e delle volontà della nonna un altro giorno, magari domani.

Quando il domani arriva, però, le carte sul tavolo sono già completamente scomposte, buttate all’aria. Talmente all’aria, che ne manca qualcuna all’appello… Teresa scopre il cadavere di sua nonna, buttato sulla scogliera al di sotto della casa.


Comincia la sottile tragedia sospesa di questo libro. Seguite attenti lo svolgimento, tenendovi vicino una cartina geografica della Corsica. Non solo perché la percorrerete in lungo e in largo seguendo Teresa, e gli altri personaggi che incontrerete. Perché la narrazione degli eventi ricorda da vicino l’aspetto dell’isola, del suo territorio. Severo, aspro, pieno di insidie sotto l’apparenza brulla e insipida. C’è molto di più al di sotto della superficie, tenuta appositamente piatta e spoglia.
I personaggi che circondano Teresa, i suoi famigliari, e gli abitanti del paese che entrano in contatto con lei, parlano poco, e si esprimono soprattutto per sentenze arrabbiate, facendo riferimento a questioni non scritte di orgoglio famigliare, di precedenze e di importanza gerarchica che sono tipiche delle società così piccole e brulle.

Teresa finirà per scoprire molto di più, oltre alla fine di sua nonna. E nonostante tutta la luce che riuscirà a fare, ci saranno ancora alcune tenebre che non riuscirà a dissipare.
E’ la sensazione che pervade quando si chiude il libro, condensata nelle parole: non è finita qui. E non parlo della questione se ci sarà o meno un sequel. Apparentemente, tutto è risolto, e Teresa vede migliorare anche la sua situazione sentimentale. Tuttavia, al di sotto, l’autrice è riuscita a tenere per sé la spiegazione ultima di alcuni segreti. I piani inferiori delle motivazioni di certe azioni e di certi comportamenti umani.

È la caratteristica che mi è piaciuta maggiormente del libro. Suona paradossale, ma non sempre un thriller che spieghi e risolva tutto riesce a soddisfarmi completamente. Ogni tanto, una piccola scomodità di mistero, di un particolare lasciato nell’oscurità, di una parola troncata a metà, di un personaggio intravisto e subito scomparso, sono quegli elementi che mi rendono cara e memorabile una storia. Mi piace immaginare che siano porte chiuse cui posso pensare di ritornare e perché no? tentare di aprire con una mia idea, una mia riflessione.

L’autrice è stata brava a creare una storia sempre nuova, ad ogni pagina. E’ partita lenta, senza dare troppe spiegazioni sul passato di Teresa. Si affida alle sue parole e schive per tratteggiare una situazione personale sgradevole. Quando la fa spostare in Corsica, gli eventi accelerano, il thriller prende corpo e spessore. E la presenza stessa dell’isola acquista importanza e originalità: niente di quello che accade avrebbe lo stesso sapore, se fosse ambientato in posti più consueti. E se fosse scritto con toni appena più sopra le righe dell’energia seria con cui Emma Piazza racconta questa vicenda di thriller familiare.

Se non avete letto nulla che vivesse in Corsica, vi consiglio di iniziare da questo libro, che ve la fa assaporare nelle sue fibre di mistero e di orgoglio fuori dal tempo e dalle velocità stancanti del web 2.0.

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