giovedì 25 agosto 2016

La fame di Bianca Neve – Rosanna Caraci. Il peso di un nome da principessa.

LoreGasp

Nome, cognome, foto, caratteristiche salienti, altezza, peso… sono gli elementi che compongono un oggetto di uso comunissimo, che la maggioranza delle persone che vivono in questo Paese porta al sicuro nei portafogli e nelle borsette. Mi riferisco alla carta d’identità. Questo libro, in uno dei suoi molteplici livelli di lettura, è una carta d’identità. Le generalità e la foto sono declinate nel titolo e nell’immagine della copertina, che identificano il personaggio principale del libro.

Bianca Neve? No. Non è così facile. Ho parlato di molteplici livelli di lettura, ed è lì che bisogna rimanere se si vuole cogliere l’interezza del romanzo, che è fatto di un fascio di energie diverse e contrastanti.

Partiamo dalla superficie, quella che risalta agli occhi. Bianca Neve è il nome sarcastico e pesantissimo di una giovane donna che sbatacchia la sua vita qua e là, come se fosse un barattolo attaccato ad una macchina nuziale, per le vie e alcuni luoghi particolari di una Torino impietrita. E’ un’artista, una pittrice prosciugata da un’inquilina esigentissima, straziata tra un amore unilaterale e controsenso per il suo psichiatra, e quello per il suo fidanzato “ufficiale”, un altro medico, giovane brillantissimo primario in carriera dal cuore semi-gelido. Soprattutto, è tormentata e prosciugata da Lei, l’inquilina esigentissima che non l’abbandona un istante, che sembra divertirsi a guidare e rovesciare la sua vita in ogni istante. Lei vuole attenzione, TUTTA l'attenzione, e sa come prendersela. 

La sua vita non è partita con leggerezza. Il suo nome, Bianca Neve, espressione di un amore faticoso e malinteso, le affibbia il ruolo di quella che dovrà subire sempre le prese in giro, le frecciate, la derisione degli altri. Anche dei suoi genitori, quindi? No, volevano che lei fosse la loro principessa. E per pesante ironia, suggerita dal loro cognome, la scelta non poteva che cadere su una figura di principessa icona di purezza e ingenuità. Nonché passiva e vittima, se diamo un’occhiata al rovescio della medaglia…

Vediamo subito Bianca Neve alle prese con la sua inquilina esigentissima, scalza e bagnata, trascinandosi dietro un borsone raffazzonato alla meglio e scegliendo la destinazione a caso dal tabellone delle partenze nella stazione di Porta Susa. Corrado, lo psichiatra, riesce a recuperarla per poco e a riportarla a casa, con fatica, perché Bianca Neve sta cercando di scappare in tutti modi dalla sua inquilina esigentissima. Lei.
Non si potrebbe cercare di parlarle? Cos’ha, da essere così esigente e insopportabile?

Non si può parlare con Lei. Il vero personaggio del libro di cui troviamo il nome accanto a quello di Bianca Neve nel titolo. Non è nemmeno il suo unico nome… Lei si diverte a camuffarsi, ad assumere un nome e poi anche un altro, per confondere le acque, per far sentire sempre la sua presenza. È la Fame. L’abbiamo tutti, ogni tanto, è comune. Cosa c’è di speciale?

Questa Fame non è comune, affatto. È… viva. Per conto proprio. E quando ce ne rendiamo conto, ecco che ci presenta un altro nome, forse quello più adatto a descriverla in breve. È Ferocia Gentile. La Ferocia Gentile che si veste con il corpo torturato senza posa di Bianca Neve per poter camminare leggera e mortale in tutto il libro, con la tranquillità di chi non sarà mai vinto e mai punito. E’ Lei che ci racconta la sua storia, prendendo a prestito le spoglie umane della giovane donna così schernita, esibendosi quasi compiaciuta e sorridente della sua temibile potenza.

E’ Ferocia, perché indomita, inesorabile, puro istinto sbrigliato. Gentile, perché sceglie di concentrarsi soprattutto sulla distruzione lenta e costante di una persona, per quanto riesca a sconvolgere e torturare anche i suoi affetti, i suoi amici. Di loro, Lei si occupa poco. Sorride Gentile e sorniona, con quei suoi denti brillanti e macchiati di rosso (li vedete, nella foto della carta d’identità della copertina?), quasi ritraendosi per non disturbare oltre. Non fidatevi. Il suo essere Gentile non è buon cuore. È un’evoluzione della sua inesorabilità. Sa molto bene che la persona di cui si sta occupando così a fondo, a Lei non rinuncerà mai.

Non lo fa Bianca Neve, nonostante tutti i suoi tentativi di fuga. Sono poche le persone che sono sfuggite a Lei, pronunciando magari un altro dei suoi nomi, quello più colto ed elegante, di origine greca, che qui non viene mai menzionato. Bianca Neve fugge da Lei e da quel nome greco, e Lei… sorride. Forse un po’ la compatisce. Ma solo un po’. È Gentile, sì. Ma è pur sempre Ferocia, una ferox, una fiera.

Non vi sarà facilissimo, all’inizio, seguire le vicende e i pensieri di Bianca Neve. Non li condividerete, all’inizio. Cercherete di salvarla. Le spiegherete che, anche se il libro inizia con il nome di Lei, subito dopo c’è il suo e che non deve permettere che la sua carta d’identità venga sopraffatta e cancellata da quella della Ferocia Gentile! Può uscire, può farcela, può guarire! Può riprendere in mano la sua vita! Può curarsi! Può diventare felice! Ma deve farlo!

Cercherete di farla voltare verso di voi, per guardarla negli occhi. Provateci. Non restateci male, se vedrete il sorriso Gentile di Lei. Siete voi che avete pensato di superare la sua Ferocia con le parole.

Nella maggioranza dei casi, Ferocia Gentile è sorda. È scritto in piccolo, sulla sua carta d’identità.


Capite perché brilla così tanto, il suo sorriso?

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